{"id":1561,"date":"2015-07-30T15:00:58","date_gmt":"2015-07-30T13:00:58","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pvalfreddanasud.it\/?p=1561"},"modified":"2015-07-30T15:00:58","modified_gmt":"2015-07-30T13:00:58","slug":"commento-alle-letture-xviii-domenica-del-tempo-ordinario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pvalfreddanasud.it\/?p=1561","title":{"rendered":"Commento alle letture XVIII domenica del tempo ordinario"},"content":{"rendered":"<p>Il filo conduttore della liturgia di questa domenica \u00e8 il tema del pane\/cibo. Il termine pane designa la vita, in quanto nutrimento essenziale, ma comprende in s\u00e9 anche altre valenze simboliche: pane come risorse economiche, lavoro, sicurezza, futuro\u2026<!--more--> La fame ricapitola ogni bisogno fondamentale dell\u2019uomo. La prima lettura parla del dono della manna agli Israeliti nel deserto. Dopo l\u2019uscita dall\u2019Egitto il viaggio nel deserto si presenta come una sequenza di mancanze vitali. Il deserto \u00e8 il tutto e il nulla, non si coltiva, non si miete, non si conosce la strada. Il deserto \u00e8 il luogo dell\u2019intimit\u00e0 sponsale di Dio con il suo popolo come ricorda il profeta Osea, ma \u00e8 anche, nella sua asprezza e nudit\u00e0, una sorta di radiografia del cuore perch\u00e9 l\u2019uomo si rivela per quello che \u00e8 senza maschere di fronte alla propria creaturalit\u00e0 e al proprio limite. La mancanza di cibo porta Israele a mormorare. E\u2019 un mormorare che dice la nostalgia della schiavit\u00f9 egiziana fino a scambiare i soprusi e gli stenti in una grossa sicurezza. E\u2019 un mormorare che diventa il costante peccato di Israele nel deserto. Dio interviene di sua iniziativa, la sua promessa di pane si realizza e Mos\u00e8 rende consapevole il popolo che questo pane \u00e8 dono di Dio, frutto della sua gratuit\u00e0 amorosa. Dio non illude, n\u00e9 delude; resta il Dio compagno di viaggio ma non manipolabile a proprio piacimento.<br \/>\nIl messaggio di questa lettura anticipa il brano del Vangelo in cui Ges\u00f9 si presenta come pane di vita nel discorso di Cafarnao. Il Padre in Ges\u00f9 risponde ai bisogni dell\u2019uomo e non offre un cibo solo per gli ebrei, ma d\u00e0 un cibo eterno per tutta l\u2019umanit\u00e0. Ges\u00f9 \u00e8 il pane e il nutrimento che placa la fame della storia e chi crede in Lui in maniera autentica ritrova il senso dell\u2019esistenza e si abbandona con fiducia e docilit\u00e0 a Colui che spezza come pane una parola che non inganna.<br \/>\nCi sono anche delle aspettative proiettate in Ges\u00f9 che fanno s\u00ec che la ricerca di Lui non arrivi ad incontrarlo. Ges\u00f9 si sottrae a chi lo cerca per farlo re e rimprovera chi lo cerca solo per sperare da Lui del cibo. Noi stessi proiettiamo su Ges\u00f9 attese e desideri che nulla hanno a che fare con la verit\u00e0 della sua persona e del suo annuncio. Spesso poi ci volgiamo a Ges\u00f9 cercando in Lui lo sparire delle nostre negativit\u00e0 e dei nostri limiti. All\u2019adesione a Ges\u00f9 dobbiamo aggiungere l\u2019adesione alla realt\u00e0, ovvero scoprire, manifestare i propri limiti, riconoscerli, nominarli e accettare le deficienze che ci abitano per farne il luogo della nostra conversione. E\u2019 necessario scoprire la propria feribilit\u00e0 per abbattere quell\u2019\u2019io\u2019 ideale che ci costruiamo. E\u2019 un \u2018io\u2019 immaginario, non reale, \u00e8 l\u2019immagine di s\u00e9 inculcata dall\u2019educazione, dall\u2019ambiente, \u00e8 un\u2019immagine forgiata come doverosa realizzazione di s\u00e9, pena il proprio fallimento. La percezione invece della propria debolezza ci conduce alla presa di coscienza della contraddizione che \u00e8 in noi e che non pu\u00f2 essere rimossa ma piuttosto assunta per farne uno spazio aperto alla grazia e al lavoro dello Spirito Santo, l\u2019unico che pu\u00f2 accordare il nostro desiderare e sentire al desiderare e sentire di Ges\u00f9. Non \u00e8 da dimenticare che l\u2019itinerario di fede \u00e8 fatto di passaggi: dal morire di fame al voi avrete pane a saziet\u00e0 (prima lettura), dall\u2019uomo vecchio all\u2019uomo nuovo (seconda lettura), dal cibo che non dura al cibo che rimane per la vita eterna (Vangelo). Bisogna insomma imparare a rinascere, solo cos\u00ec si scopre che Dio ci ri-crea. Ges\u00f9 parla dell\u2019opera di Dio ponendo la questione: sappiamo noi leggere i segni di Dio posti costantemente nella nostra vita? I segni che pervengono a noi dal vissuto umano ci rimandano ai segni di Dio? L\u2019opera pi\u00f9 grande che l\u2019uomo pu\u00f2 fare \u00e8 credere. Non si tratta di cose da eseguire, ma di una posizione da prendere. Non si tratta di fare, ma di essere; non di compiere, ma di compiersi. Si tratta in fondo di una vita e non di un atto o di un\u2019idea. La seconda lettura ci ricorda che non dobbiamo semplicemente correggere qualche vizio o difetto caratteriale, ma di lasciarci plasmare in una nuova creazione. Essere uomini nuovi significa essere uomini come li sogna Dio, a immagine e somiglianza del Figlio Ges\u00f9 Cristo. Proprio questo contrasto tra l\u2019effimero e l\u2019eterno prepara a quello tra il cibo che perisce e il cibo vivo ed eterno del Vangelo.<br \/>\nSorelle Clarisse S. Micheletto<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il filo conduttore della liturgia di questa domenica \u00e8 il tema del pane\/cibo. 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