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Commento alle Letture VI Domenica del tempo ordinario

Pubblicato su 12 Febbraio 2015 di Sorelle Clarisse

La liturgia di questa domenica subito ci fa notare il contrasto tra le due scene descritte rispettivamente dalla prima lettura e dal Vangelo. Nella prima lettura vediamo applicata la legge di Mosè di fronte a un uomo colpito dalla lebbra il quale deve allontanarsi dalla società, vivere solo fuori dell’accampamento e gridare ‘immondo’ perché nessuno si accosti a lui.Altro è l’atteggiamento di Gesù di fronte a tali persone. Egli si commuove, stende la mano, non si allontana, anzi lo tocca e lo guarisce proprio quando per la legge toccare un lebbroso significava esporsi al contagio, diventare immondi ed escludersi anche dal culto di Dio. L’atteggiamento spietato della legge di Mosè è ispirato dalla preoccupazione della santità di Dio e del suo popolo, perché nulla di impuro e di corrotto deve contaminare questa santità. La lebbra, simbolo di corruzione, impurità, disfacimento e morte è da tenere lontana dal Dio della vita. La legge intende la santità sulla base di un concetto di purezza esterna e rituale. Gesù rovescia proprio questa concezione della santità riportando queste cose alla loro vera radice che è l’intenzione dell’uomo: non ciò che l’uomo tocca, non ciò che entra in lui, non le mani sporche macchiano l’uomo, ma ciò che l’uomo pensa, ciò che esce dal suo cuore.
Nel momento in cui, storicamente, avvenne l’episodio del Vangelo odierno, quello che i discepoli capirono di Gesù fu che egli era un grande guaritore, che poteva essere veramente il Messia atteso –giacchè la guarigione dei lebbrosi era uno dei segni dell’avvento dell’era messianica- e inoltre poterono cogliere la grande popolarità che si accese intorno a lui.
Più tardi però, dopo la morte e risurrezione di Gesù, la comunità era in grado di leggervi un insegnamento più profondo e spirituale. Due semplici battute schiudono un livello più profondo. Da una parte l’uomo che grida a Gesù: Se vuoi puoi purificarmi! e dall’altra Gesù che risponde all’uomo: Lo voglio, sii purificato!. A questo livello il fatto non riguarda più soltanto quel lebbroso, ma coinvolge tutta la Chiesa e ciascuno di noi. Il Vangelo oggi vuole persuaderci della dura e spiacevole verità della nostra condizione di lebbrosi, immondi, peccatori. Gesù guarisce la lebbra, cioè rimette i peccati e risana l’uomo: è il nostro buon samaritano che si ferma, ha compassione, è Colui che dice: lo voglio, guarisci. Parte importante che precede l’intervento di Gesù è il nostro andare a Lui. “Venne da Gesù un lebbroso che lo supplicava…”. Quest’uomo esce allo scoperto, vince la vergogna e la paura di infrangere una legge. Uscendo allo scoperto, avvicinandosi, tutti lo avrebbero additato come un peccatore. Il Vangelo in fondo ci chiede questo: riconoscerci peccatori, chiedere a Gesù di guarirci e purificarci. L’uomo onesto sa di essere davvero peccatore, di sbagliare, di avere bisogno di essere perdonato. Davanti a Dio non saremo mai nella verità, se non ci stiamo con il riconoscimento dei nostri peccati.
E’ bello anche guardare alla vita di Gesù e ricordarci che Lui per amore nostro si è fatto lebbroso; è stato scacciato davvero “fuori dell’accampamento” (Eb 13, 13). Coperto di piaghe e colmo di sofferenza è stato tolto di mezzo agli uomini. Egli ha preso su di se la nostra lebbra, cioè i nostri peccati e l’ha guarita; per questo ora può sanare tutti quelli che si accostano a Lui con fede essendo diventato il medico delle anime e dei corpi.

Sorelle Clarisse San Micheletto

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