Oggi è la solennità di tutti i santi. Una sola festa per tutti i santi, ossia per tutta la Chiesa gloriosa, che vede nei santi la parte più riuscita del popolo di Dio. Un santo è un figlio di Dio che nella sua vita terrena è stato fedele alla chiamata di Dio e ora vive nella casa del Padre celeste. La seconda lettura di questa liturgia dice: “Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! …noi saremo simili a Lui perché lo vedremo così come egli è… (1 Gv 3, 1-2). Il Padre ci ha predestinati fin dall’eternità a volerci partecipi della sua stessa vita. Siamo stati tutti unicamente creati per questo e la santità non è qualcosa che si aggiunge al fatto di essere stati creati; non è la condizione privilegiata e singolare per qualcuno soltanto: ogni uomo è avvolto dallo stesso immenso amore divino. La comunione di vita con Dio è il nostro segreto più intimo e la nostra più vera autenticità. Il santo è uno che vive questo mistero di figliolanza in una perfetta coerenza con la speranza sicura che un giorno la somiglianza con Dio si compirà nella visione. I santi concepiscono la vita in maniera diversa poiché ascoltano e mettono in pratica il Vangelo prendendo sul serio la via tracciata dalle beatitudini. Abitualmente sono i ricchi a venir proclamati beati, sono quelli che non hanno fastidi, beati sono quelli che godono su questa terra e che sanno far valere i loro diritti con astuzia. Gesù dice esattamente il contrario. Esalta la povertà, la mitezza, la misericordia, la purezza, lo stato di prova e di persecuzione a causa del Vangelo. Il Vangelo è un capovolgimento. Chi ha il coraggio di crederci riesce veramente nella vita anche se non conosce il facile successo. Le beatitudini le possiamo riassumere in uno stato di fede viva e di abbandono perfetto nelle mani del Signore. I santi conoscono la sofferenza, soprattutto quella interiore, la lotta, la tentazione. Non si deve confondere la santità con il clamore, le opere straordinarie, i miracoli. La santità è più semplice e più esigente. La santità è una storia che la Santissima Trinità va costruendo con l’adesione libera e volenterosa di chi ha capito l’essenziale e non si lascia distrarre da nessuna deviazione o sollecitazione. Il santo, in concreto, è un discepolo sincero e pratico di Gesù. Ne è l’imitatore. La nostra identità umana è la conformità a Gesù Cristo: la sua umanità è la perfetta figliolanza, il consenso pieno alla volontà del Padre, la coerenza perfetta. Gesù è il modello delle beatitudini e la santità ci viene trasmessa per mezzo di Lui soprattutto grazie al sacrificio della croce. La lettura dell’Apocalisse che apre la liturgia ci presenta una Chiesa, un popolo di salvati che proclama: “La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono e all’Agnello”. In virtù del sangue di Gesù, i santi sono rivestiti di splendore dopo essere passati dalla grande tribolazione, dalla prova della testimonianza e della fedeltà, del sacrificio della croce. Le strade e i modi della santità sono molti e svariati, ma hanno in comune la stessa sostanza: l’amore a Dio e al prossimo. Dio offre a ciascuno i propri doni e la grazia vince e trasfigura la natura. C’ è la santità dei martiri, dei padri e delle madri di famiglia, dei monaci e delle vergini, dei bambini e dei giovani, dei dotti e degli ignoranti: su ciascuno si posa lo sguardo e la chiamata del Padre. Conta solo seguire l’amore di Gesù, fare la sua volontà ed essere come Lui vuole. Chi sia santo solo Dio lo può conoscere e lo riconosce la Chiesa quando propone alcuni modelli di vita. Sicuramente il Paradiso è folto di santi dei quali ignoriamo il nome: chi muore in grazia di Dio è un santo. Oggi li celebriamo tutti, noti o ignorati che siano: tutti in fraterna comunione, amici affettuosi che pregano. Noi ancora pellegrini in questa terra ci affidiamo alla comune intercessione di tanti fratelli che hanno vissuto la nostra esperienza, che sono passati per le nostre tribolazioni, che hanno provato le nostre sconfitte. Ci infondono speranza e li dobbiamo sentire presenti anche se invisibili. Il prefazio oggi ci fa pregare: “…verso la patria comune noi, pellegrini sulla terra, affrettiamo nella speranza il nostro cammino, lieti per la sorte gloriosa di questi membri eletti della Chiesa che ci hai dato come amici e modelli di vita”.
Sorelle Clarisse S. Micheletto
