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Vangelo della XXX domenica del Tempo Ordinario

Pubblicato su 22 Ottobre 2015 di Suore Carmelitane

Quante cose ci vuol dire Gesù in questo episodio evangelico!

Ognuno di noi è un po’ come Bartimeo. La nostra cecità è talvolta parziale, altre volte totale e ci paralizza, impedendoci di agire liberamente, di vedere, di camminare, di essere liberi di relazionarci alla pari con le altre persone e ci isola. Siamo costretti a “sedere lungo la strada a mendicare”.

Ma se sappiamo cogliere il passaggio di Gesù e riconoscere in Lui l’unica nostra speranza, allora una luce si accende nel nostro cuore e si attiva in noi la voglia di vivere e di essere persone libere. Tante volte noi stessi e chi ci vive accanto, volendo o non volendo, cerca di spengere questa luce. Anche gli avvenimenti e le circostanze della vita quotidiana tendono spesso a questo. Se ci arrendiamo è finita. Se abbiamo il coraggio e la forza di gridare a Gesù, Egli ci ascolta e non tarda ad intervenire.

Se Gesù ci chiama siamo disposti a rinunciare anche al minimo impedimento, a gettare via anche il mantello, per andare così come siamo, allo scoperto, davanti al Signore. Noi non lo vediamo ancora, la nostra fede è ancora troppo piccola e debole. Ma c’è chi ci dice fraternamente: ”Coraggio! Alzati, ti chiama!”. E Gesù non si impone. Si propone: “Che vuoi che io ti faccia?” “Signore, che io veda!” Che io Ti veda e Ti sappia riconoscere come unico bene della mia vita. E Gesù: “Va’, la tua fede ti ha salvato”. Umiltà infinita di Dio, che attribuisce a noi e non a se stesso i miracoli del Suo Amore!

E appena trova la luce della fede, Bartimeo non ha altri desideri che seguire Gesù, andare dietro a Colui che lo ha guarito ed è la sua Salvezza e il suo vero Bene. Non sta più seduto, inizia a camminare sulla strada che gli indica Colui che lo ha chiamato e continua a chiamarlo alla Vita, alla Luce, all’Amore.

Chi e che cosa potrà mai riempirgli la vita e il cuore come Lui?

Gesù è divenuto la luce dei suoi occhi, la Via e lo scopo della sua vita, la sua capacità di camminare e di perseverare con gioia e amore in questo cammino.

Tutto procederà di bene in meglio, se Bartimeo (e ognuno di noi) non si volgerà indietro, non tornerà a riprendere il mantello e a sedersi lungo la strada a mendicare.

Tutto questo non è scontato ed è il pericolo e il rischio costante dei discepoli di Gesù Cristo Dio: rimpiangere le cipolle d’Egitto e tornare a pascolare i porci…

Andare avanti sempre è faticoso. Gesù non si ferma che raramente a farci riposare e la strada che ci fa percorrere è sempre piena di imprevisti, di sorprese e passa anche per valli e monti e gallerie strette e tenebrose.

Ma Lui è la nostra Luce e la nostra sicurezza. Teniamolo sempre per mano, seguiamolo anche nell’oscurità e nelle incessanti prove della vita. Lui non ci deluderà mai, perché mai ci illude e mai ci tradisce. E la strada che percorriamo dietro a Gesù ha una Mèta ben precisa e assolutamente sicura: è Lui stesso nella gloria di Dio Trinità d’Amore.

Non è la morte, anche se l’attraversa, non è la sofferenza, anche se l’accoglie e la porta come l’ha portata Lui. E’ la Felicità eterna, è la Domenica di festa senza fine. E’ il Riposo dopo la fatica. E’ l’appagamento di ogni desiderio di verità, di bene, di giustizia e di Amore a cui ciascuno di noi anela e che soltanto in Lui, Dio Trinità d’Amore, troverà pienezza eterna.

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