La liturgia di questa seconda domenica dopo Natale ci ripropone la pericope evangelica già ascoltata nel giorno di Natale. Nuovamente, quindi, ci viene presentato il Prologo del Vangelo di Giovanni che è un inno a Gesù e che racchiude in sé tutti i temi che Giovanni tratterà nel suo Vangelo.
L’inizio del vangelo di Giovanni ci porta sopra lo spazio e oltre il tempo per mostrarci chi è Gesù. Con sorpresa scopriamo che Gesù è la Parola che da sempre è presso il Padre ed è Dio. Essa, testimoniata da sapienti e profeti e mai conosciuta diventa carne in Gesù per rivelarci e donarci la sua stessa gloria di unigenito dal Padre, in modo che, in lui, possiamo scoprire di essere figli di Dio.
“A quanti lo hanno accolto, ha dato il potere di diventare figli di Dio”: la nostra figliolanza è un dono ricevuto, una grazia di Dio come ci rivela la seconda lettura: “predestinandoci ad essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo”. Inoltre questa figliolanza divina per essere attuata richiede la nostra cooperazione, richiede un dinamismo di crescita, un divenire spirituale, una docilità sempre nuova all’azione dello Spirito.. L’evangelista Giovanni sottolinea che l’uomo non ha il potere di essere immediatamente figlio di Dio, ma di divenirlo. Infatti non si è figli una volta per tutte, ma giorno dopo giorno la figliolanza divina cresce in noi.
Chiediamoci allora come si diventa figli?
«In tutte le Scritture figlio è colui che continua la vita del padre, gli assomiglia, si comporta come Dio: nell’amore offerto, nel pane donato, nel perdono mai negato.
Diventare figli è una strada infinita e una piccola parola di cui trabocca il Vangelo ci spiega con semplicità il percorso. La parola è l’avverbio COME: siate perfetti come il Padre, siate misericordiosi come il Padre, amatevi come io vi ho amato. Come Cristo come il Padre. Non realizzerai mai te stesso se non provi a realizzare Cristo in te» . (Ermes Ronchi)
L’anno giubilare appena iniziato ci pone tra le mani il mezzo per percorrere questa via: le opere di misericordia: “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi … ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, L’AVETE FATTO A ME.” (Cfr. Mt 25).
Solo vivendo così il Padre riconosce in noi i tratti del suo Figlio e ci riconosce figli nel Figlio.
Sorelle Clarisse
Monastero S. Micheletto
