Questa seconda domenica di quaresima è dedicata alla grande rivelazione di Dio. Nella prima lettura Dio si rivela ad Abramo. Abramo sente l’oscurità della fede e dell’avventura religiosa in cui si è imbarcato. La promessa di un figlio sembra essere un sogno, un illusione verso cui si proiettano i propri desideri. Ma la realtà è diversa: egli è vecchio e Sara è sterile. Dio squarcia la notte oscura della fede di Abramo e si rivela con una parola carica di speranza: “Guarda in cielo e conta le stelle… così sarà la tua discendenza”. La luce, che per il sacrificio degli animali illumina la notte, è la presenza amorosa di Dio che l’uomo deve saper accogliere nella fede e il cuore di Abramo è un cuore attento; egli è colui che crede e questa è l’opera fondamentale che Dio gli ‘accredita’. L’uomo Abramo riscopre il senso dell’alleanza e dell’amore di Dio contro la facile tentazione del pessimismo e della sterilità. Il Vangelo ci parla di un’altra rivelazione, quella del Figlio di Dio. Nella pagina della Trasfigurazione si svela il cuore del mistero di Gesù. Gesù è in preghiera sul monte con Pietro, Giacomo e Giovanni; durante l’orazione il suo volto cambia d’aspetto e la sua veste diviene candida e sfolgorante. L’obbedienza al ‘Gesù solo’ che il Padre ordina è l’apice del racconto. La voce del Padre e il volto del Figlio sono una conferma di ciò che i discepoli stentano a capire anche dopo la Pasqua, cioè la necessità della croce. Dal Tabor esce uno squarcio di luce che lascia vedere la meta, Gerusalemme, perché i discepoli possano incamminarvisi. Hanno una visione anticipata della gloria per affrontare il passaggio obbligato della croce, appena annunciata (v. 22) e subito ribadita (v. 44). Gesù si trasfigura mentre prega come a dire che la preghiera diviene lo spazio che contiene la trasfigurazione. La preghiera è il luogo in cui scopriamo Dio come Padre e veniamo generati nella gloria del Figlio. La preghiera è il respiro della vita cristiana, è comunione filiale con il Padre, è il luogo della trasfigurazione. Possiamo vedere la gloria quando teniamo gli occhi aperti sulla preghiera di Gesù, cioè sul suo amore per il Padre che diventa il suo stesso amore per noi. Così la sua croce può essere capita come espressione del suo amore. E’ solo nel dialogo continuo e profondo con Dio che può attuarsi la rivelazione, è attraverso la preghiera che Dio svela il suo volto, è nel contatto con Dio che avviene anche la nostra trasfigurazione in creature luminose, in figli della luce. Chi si lascia trasformare diventa colui il cui cibo è fare la volontà del Padre, colui che si lascia condurre stabilmente e docilmente dallo Spirito Santo sia che questi lo conduca nel deserto, sia che lo conduca sul Tabor oppure nel Getsemani. L’uomo trasformato in Cristo è uno che ama i fratelli fino a dare la vita per essi, il proprio tempo, l’affetto, la competenza, i beni materiali. L’uomo trasformato in Cristo è uno che si è lasciato prendere e sedurre dalla passione per il Regno, che nulla più antepone ad esso. E’ l’esperienza di s. Paolo della seconda lettura. Paolo si sprofonda nella conoscenza di Cristo non cessando di stupirsi mai delle insondabili sue ricchezze. Il cammino quaresimale da poco intrapreso, come impegno, insieme al digiuno e alla misericordia, chiede la preghiera. Disponiamo allora il nostro cuore ad una preghiera più profonda e più vera che scopre il volto trasfigurato di Gesù e che, nel contemplarlo,si trasfigura a sua volta.
Sorelle Clarisse S. Micheletto
