La Domenica delle Palme ci introduce alla Settimana Santa, la “ grande settimana” nella quale il Signore Gesù si avvia verso il culmine della sua vicenda terrena. In questi giorni santi contempliamo Gesù, i suoi ultimi gesti, le sue parole che risuonano come un mandato per tutti noi, lo vediamo nel suo atto supremo di donare la sua vita per noi, e siamo invitati ad entrare in questo mistero di amore, a lasciarci amare sino alla fine per poter a nostra volta fare della nostra vita un dono. La benedizione delle palme o dei rami di ulivo all’inizio della celebrazione ha proprio questo significato: saliamo con Gesù verso Gerusalemme e vogliamo accompagnarlo sulla via della Croce. L’accoglienza festosa e l’acclamazione con cui i pellegrini vanno incontro a Gesù, all’ingresso in Gerusalemme, trova eco nell’Antico Testamento, dove tale gesto era riferito al re, partecipare alla processione delle palme significa per noi oggi riconoscere il Signore come re nella nostra vita.
Le letture di questo giorno ci mostrano il mistero della sofferenza, della Croce che il Signore ha abbracciato per noi. La prima lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, presenta la figura del servo di Jhwh, viene per questo chiamato terzo cantico del servo del Signore. E’ un discorso in prima persona singolare: il profeta stesso annuncia la consolazione di Dio, la sua fiducia in Lui, pur in mezzo alle sofferenze e alle prove che egli attraversa per aver dato ascolto e annunciato la parola del Signore. Egli rimane in ascolto costante del Signore: ogni mattina fa attento il mio orecchio, lascia che la Parola lo plasmi, e certo dell’aiuto di Dio, il Signore Dio mi assiste, porta a compimento la missione che gli è stata affidata, nonostante l’incomprensione e il rifiuto. La lettura cristiana di questo testo ha visto in esso una chiara prefigurazione del Cristo.
La seconda lettura è il celebre inno cristologico scritto da San Paolo ai Filippesi, che viene pregato nella liturgia vespertina di ogni sabato. In esso vi è contenuta l’identità e la missione di Gesù: Dio, ma svuotò sé stesso facendosi uomo e morendo in Croce per ognuno di noi. Lo svuotamento del Figlio di Dio ci rivela il suo amore per noi, il suo desiderio di raggiungere ogni uomo. Se nella prima parte di questo inno viene posto in evidenza un movimento discendente del Signore, nella seconda ne troviamo uno ascendente: Dio lo esaltò e gli donò un nome al di sopra di ogni nome, con la sua Risurrezione Cristo mostra la sua sovranità su tutto: nei cieli, sulla terra e sotto terra, e la sua piena comunione con il Padre.
Il Vangelo è il racconto della Passione di nostro Signore Gesù Cristo nella versione di Luca, dal momento culminante dell’ ultima cena, nella quale Gesù consegna sé stesso nel segno del pane spezzato e nel vino, e ancora una volta si mostra come Colui che serve. Il racconto della Passione è lo svelamento supremo di Dio che ama e perdona, ci mostra il suo volto misericordioso che non si tira indietro di fronte all’incomprensione e all’infedeltà dell’uomo, dinanzi a tanto amore per noi l’unica parola è il ringraziamento. Come il centurione siamo chiamati a sostare ai piedi della Croce e riconoscere nel Crocifisso il Figlio di Dio morto per noi.
Sorelle Clarisse Monastero San Micheletto
