“Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli”
Ecco: pregare fa parte del discepolato, è indice di una appartenenza. Se noi siamo discepoli di Gesù, dobbiamo pregare come Lui ci ha insegnato. E cosa ci ha insegnato? “Quando pregate, dite: Padre”.
“Padre” è la prima parola della nostra preghiera cristiana. Cosa vuol dire? Non parlate con voi stessi, non parlate e non pensate a vuoto. Mettetevi in rapporto con l’Altro, che c’è ed è presente ora e qui, anche se voi non lo potete vedere ancora. Egli è vostro Padre, perché vi ha creati per vivere in eterno in relazione con Lui. Una relazione d’amore filiale, sponsale, divina, una relazione totalizzante, ma che non esclude nessuno. Ascoltare Lui è la prima cosa da fare. Come ascoltarLo? Innanzitutto attraverso la Sua Parola scritta nel Vangelo e in tutta la Bibbia. E’ la Parola che suscita la risposta e quindi la preghiera. E poi attraverso la voce della retta coscienza, della Chiesa, dei fratelli e delle sorelle, di tutto il creato.
“Padre nostro” (come riportano gli altri sinottici), ossia non soltanto tuo, ma di tutti gli uomini e le donne tuoi fratelli e di tutte le creature esistenti. Creatore di tutti e di tutto e perciò degno di lode e di amore da parte mia e di tutte le Sue creature.
“…che sei nei cieli”. Quali cieli? Non solo quelli materiali che noi vediamo e quelli che non vediamo, ma anche e soprattutto i “cieli” delle nostre anime, di ogni persona creata che Dio ama come nessun altro la può amare.
“Sia santificato il Tuo Nome”: la Tua Santità risplenda in me e nelle Tue creature, senza che noi vi mettiamo impedimento.
“Venga il Tuo Regno”: che io e tutte le persone create ci sottomettiamo per amore alla Tua Volontà salvifica.
“Dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano”: ogni giorno sostenta il nostro corpo e il nostro spirito, senza che ci preoccupiamo di accumulare per il domani. Fai che sappiamo fidarci di Te ed affidarci a Te, giorno per giorno, pur facendo la nostra parte con responsabilità e filiale semplicità. Dacci soprattutto il nostro vero Pane, che è Gesù.
“…e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore”: il fatto che Dio ci ami come vero Padre, non deve farci mai dimenticare la nostra realtà di creature peccatrici, ribelli al Suo volere in realtà o in potenza, e perciò sempre bisognose del Suo perdono, che dobbiamo chiederGli con profonda umiltà, sapendo che la condizione per ottenerlo è perdonare ai nostri fratelli..
“…e non abbandonarci alla tentazione”: la nostra vita nel tempo è soggetta alla tentazione, a causa del peccato originale. Questo non deve sgomentarci, né scoraggiarci, certi che anche Gesù ha voluto essere tentato ed ha già vinto per Sé e per tutti noi che ci fidiamo di Lui.
Ecco come Gesù ci ha insegnato a pregare e come, mediante il Suo Santo Spirito, ha messo in noi la preghiera, che perciò non è difficile o impossibile. Non è una cosa da inventare o costruire, ma piuttosto un dono da accogliere. Lo Spirito Santo ci è già stato dato nel Battesimo, nella Cresima, nell’Eucaristia e questo Dono è dato sempre di nuovo a quanti lo desiderano e lo chiedono con filiale e insistente perseveranza.
Dio nostro Padre vuol essere importunato, lo Spirito Santo è l’unico dono veramente “buono” da chiedere, e il Figlio Gesù ci ha già meritato con la Sua Pasqua (passione-morte-risurrezione) ogni vero bene.
Preghiamo ogni giorno così, per poter essere riconosciuti come veri discepoli di Gesù nostro Dio con il Padre e lo Spirito Santo e per poter camminare nella e verso la relazione d’amore eterna con Lui.
