Le Letture di questa Domenica hanno come tema l’accoglienza. Ci vengono presentati tre personaggi che accolgono il Signore: Abramo, Marta, Maria e Paolo. Abramo: si trova all’ingresso della tenda durante il riposo quotidiano: Siamo nell’ora più calda del giorno e nessuno andrebbe mai in visita a quell’ora, ma Abramo alza gli occhi e vede davanti a sé tre persone. Il testo non ci dice da dove vengono: compaiono all’improvviso in questo momento di quiete. e con il loro arrivo tutto si mette in movimento, riprende la vita “corse loro incontro” e si prende cura di loro usando i riti tipici dell’accoglienza orientale: “si vada a prendere l’acqua, lavatevi i piedi… e accomodatevi sotto l’albero”- all’ombra. Abramo ha un unico pensiero alleviare la fatica del cammino dei pellegrini e questo genera in lui il movimento di andare verso l’altro. come aveva fatto all’inizio: alzò gli occhi e vide….
Solo uscendo da se stessi si possono vedere le necessità di chi ci sta accanto ed è per questo che Abramo ci viene mostrato come un uomo attivo, lui che poc’anzi era nella quiete: andò in fretta, corse”.
Dio non solo rimette in movimento la vita di Abramo, ma anche quella di Sara: “Fra un anno a questa data Sara tua moglie, avrà un figlio”. Il Dio della vita genera vita e rende possibile l’impossibile: una donna sterile e in età avanzata che genera.
Marta ci viene presentata come colei che ospita Gesù quindi come una padrona di casa e da padrona di casa si comporta solo che “era distolta per i molti servizi”.
Che significa?
Dis-tolta: tolta l’attenzione da. Ecco il guaio di Marta: essere tutta presa nel fare le cose e possiamo immaginare come spesso accade a noi che faceva una cosa e con la mente già ne pensava una o due da fare dopo non vivendo il momento di grazia che le era concesso: ospitare Gesù nella sua casa. E se fosse stata sola in casa Gesù sarebbe rimasto solo per tutto quello che lei aveva da fare.
E per di più vedendo sua sorella tranquilla seduta ai piedi di Gesù ha anche il coraggio di brontolare e di ordinare a Gesù: “Dille che mi aiuti…! E a questo punto Gesù la rimprovera: Marta,Marta…
Maria: è colei che accoglie veramente Gesù perché è colei che lo accoglie non tanto nella casa materiale, ma nel suo cuore e ci viene presentata come la vera discepola: seduta ai piedi di Gesù ascoltava la sua parola.
Maria è colei che ama il signore con tutta se stessa: è la persona unificata in cui cuore e mente sono concordi. Vive intensamente l’attimo presente e non si cura di altro. In quel momento per lei esisteva soltanto Gesù, tutto il resto aveva perso di importanza. Ecco la parte miglior e che Maria ha scelto e che non le sarà solta. Ha scelto Gesù e questo le riempie la vita.
Paolo: ha talmente accolto il Signore nella sua vita che da persecutore è diventato discepolo per grazia di Dio e ora è lieto di soffrire per i fratelli come il Signore ha sofferto per noi. Attraverso le sue sofferenze Paolo partecipa alla Passione di Cristo “do compimento a ciò che dei patimenti di Cristo manca nella mia carne”. Cosa manca ai patimenti di Cristo? Nulla, la sua sofferenza è completa: ciò che manca e ci chiede è la nostra partecipazione attraverso l’offerta del nostro umile quotidiano e l’accettazione delle piccole contrarietà che la vita ci presenta perché in esse Dio ci viene incontro.
Per due volte nel testo viene detto che Paolo “da compimento” prima alla Passione di Cristo e poi alla Parola di Dio cioè di far conoscere il mistero di Dio: Cristo in voi, speranza della gloria. Infatti Paolo, apostolo delle genti, per tutta la sua vita ha annunciato Cristo perché ogni uomo sia perfetto in Lui.
Sorelle Clarisse
Monastero san Micheletto
