Commento al Vangelo
XV Domenica del Tempo Ordinario
Anno C
“ Un uomo , scendendo da Gerusalemme a Gerico, cadde nelle mani dei briganti…”.
Con queste parole Gesù incomincia il racconto di una delle più belle parabole sulla misericordia e sull’amore fraterno. Interrogato da un dottore della legge su cosa si debba fare
per ereditare la vita eterna e su chi sia il suo prossimo, Gesù da inizio al suo racconto: un uomo scendeva da Gerusalemme e durante il suo viaggio verso Gerico si imbatté nei briganti, che lo percossero lasciandolo quasi morto. Un sacerdote ed un levita lo videro ma passarono oltre, senza fermarsi probabilmente anche per una questione di purità (per gli Israeliti si rendeva impuro colui che toccava il sangue). Ma un samaritano al contrario dei primi due si fermò, ebbe compassione e se ne prese cura.
“Gli fasciò le ferite, vi versò olio e vino” Lc 25,34 e lo condusse in un luogo al sicuro. Anche noi come il dottore della legge spesse volte ci domandiamo cosa dobbiamo fare per ereditare qualcosa: la certezza della salvezza, la sicurezza di essere sulla buona strada, la sensazione del sentirci “a posto”, assai utile alle volte per riempire il vuoto che tutti portiamo nel nostro cuore: vuoto che è in realtà così prezioso quando rimane tale, poiché capace di fare spazio.
Spesse volte domandiamo al Signore, agli altri e a noi stessi cosa bisogna fare per ereditare amore e certezza di una vita piena. Ma proprio questa pagina del vangelo ci dona una parola chiave per rispondere a questa domanda: davanti al dottore della legge che chiede cosa bisogna fare, l’uomo Gesù, il Maestro, il Verbo di Dio, risponde: “bisogna essere”.
Il Samaritano della parabola infatti prima che un soccorritore attivo è stato un fratello.
E solo il suo essere fratello gli ha permesso di salvare l’uomo che giaceva per la via.
È stato il suo essere fratello che gli ha permesso di vedere la sofferenza prostrata sul bordo di una strada e di precipitarsi ad… amare.
Egli non ha fatto tutta una serie di cose, ma è stato innanzitutto una cosa sola e unificata nel suo cuore, e questo gli ha permesso di essere compassionevole, di fasciare le ferite, di prendersi cura, senza preoccuparsi del ritardo che quell’incontro avrebbe causato al suo viaggio. “ Abbi cura di Lui, ciò che spenderà in più te lo pagherò al mio ritorno” Lc 10,35. Spesse volte l’essere fratelli chi chiede di andare all’altro privi di certezze e sicurezze, anche su di una falsa purità che vorremmo conservare come immagine del nostro io: il Signore stesso ci chiede di capovolgere il nostro pensiero e di non preoccuparci più dell’immagine che abbiamo di noi, se questo è necessario per soccorrere l’altro .
E da ciò si potrebbe tentare un ulteriore passo, ancora più profondo o intimo al nostro spirito: sentirci chiamati dal Cristo ad essere “prossimo” non solo degli altri ma anche di noi stessi. Innumerevoli volte infatti facciamo esperienza di essere noi quell’uomo aggredito e ferito sul ciglio della strada. Sentiamo la vita venire meno e la morte (tanti tipi di morte) aspettare accanto a noi. È allora che si apre la possibilità inattesa e misteriosa di essere abbraccio e compassione veritiera per il nostro stesso cuore e di fasciare , con l’aiuto della Grazia, le profonde ferite che sanguinano nel nostro intimo. E lì, nel riprendere coscienza, scopriremo ogni volta con commozione sempre più profonda che, da tempo, il Signore Gesù era già chinato su di noi a medicare le nostre ferite e donarci la Vita.
“Amerai il prossimo tuo come te stesso” è, secondo Gesù, la sintesi più bella e più vera di tutta la legge, e a noi è chiesto l’avere una profonda Speranza perché tutto questo non è lontano, inaccessibile, irraggiungibile, ma è molto vicino a noi, è nella nostra bocca e nel nostro cuore, Dt 30,14. Il Signore Gesù ci dia sempre più si somigliare a Lui, di essere profondamente per i fratelli e tra i fratelli, e così di compiere ogni successivo gesto illuminati dalla speranza di un Amore vicino, presente, e dal calore di una compassione che può esserci donata giorno per giorno, anche a piccole gocce!
