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XXI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – ANNO C –

Pubblicato su 18 Agosto 2016 di Sorelle Clarisse

Nella pagina evangelica colpisce la domanda di un tale: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Gesù non risponde alla domanda, ma parla di una porta stretta attraverso la quale molti cercheranno si entrare, ma non ci riusciranno. Egli vuole indicare il vero cammino che conduce alla salvezza. Il ritornello del salmo ci fa dire: “ Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore” e la prima lettura di Isaia dice: “ Io verrò a radunare tutte le genti e tutte le lingue; essi verranno e vedranno la mia gloria” ad indicare che l’umanità intera è invitata al banchetto del regno che Dio prepara. Tuttavia l’accesso a questa salvezza richiede un impegno e una scelta personale che si traduce in affidamento totale a una persona, Gesù Cristo. Al banchetto della salvezza si entra solo se si attraversa la porta che è Gesù e si percorre con Lui la via della vita, se ci si affida a lui lungo il viaggio verso la città del cielo. Ognuno può entrare, anche il disperato, l’immondo e l’incurabile. Unico biglietto di ingresso è il bisogno. Resta fuori solo chi ‘sta bene’. La falsa sicurezza e la presunta giustizia sono l’unico impedimento. Per entrarvi basta riconoscersi peccatori davanti al perdono di Dio: nessuno si salva per propri meriti, ma tutti siamo salvati. E’ un viaggio di discepolato che impegna  nella lotta della fede, una lotta che richiede l’agilità di un atleta e la strategia di un soldato perché per passare da una porta stretta bisogna essere liberi da tante cose, soprattutto dall’io e dalle sue presunzioni che devono morire fuori. Attraversare la porta è stare dalla parte di Dio e del fratello che è sacramento di Gesù Cristo. L’accoglienza del prossimo, la condivisione di beni e di vita con quanti sono smarriti, il rispetto della dignità di ogni persona sono il concreto quotidiano che ci predispone a partecipare alla salvezza di Gesù.  Ogni giorno noi passiamo attraverso quella porta che è Gesù Cristo quando bussiamo a Lui con fiducia nella preghiera; “a chi bussa sarà aperto” che vuol dire amare la sua persona e ascoltare la sua parola. Il nostro bussare deve essere sincero; non possiamo essere operatori di ingiustizia e poi pretendere che la porta si spalanchi. Nella nostra vita, pur con le fragilità che tutti abbiamo, il nostro amore per il Signore deve diventare concreto nella lotta contro ogni egoismo e nell’amore per il prossimo. L’immagine della porta poi in questo Anno santo straordinario, ci rimanda anche alla porta della misericordia aperta a Roma e in tutte le chiese locali.  Papa Francesco ricorda che la missione della chiesa è proprio quella di testimoniare la misericordia e condurre con fiducia verso la porta della salvezza. E’ la porta larghissima della misericordia di Dio che qui è chiamata stretta perché ricevere la salvezza significa ammettere di essere perduti: è la morte di ogni presunzione. La porta è strettissima perché nessuno si salva ed è larghissima perché tutti veniamo salvati. La salvezza ha come porta l’umiltà; va lasciato fuori il protagonismo dell’uomo. Convertirsi è accettare di vivere della sua misericordia. E’ la morte dell’io per vivere di Dio e della sua grazia. Per questo la più grande conversione è riconoscere il proprio peccato. Qualche giorno fa abbiamo celebrato l’Assunzione della Vergine Maria. Dobbiamo ricordare che uno dei titoli con i quali i credenti si rivolgono alla Madre di Dio è Ianua caeli, porta del cielo. Lei è la madre umile e obbediente che ci accompagna nel cammino della vita, ci sostiene e incoraggia nella lotta contro il male, intercede per noi peccatori perché torniamo pentiti al suo Figlio, Gesù, il frutto benedetto del suo seno.

 

 

Sorelle Clarisse S. Micheletto

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