La simbologia del cibo è una delle componenti fondamentali di tutte le culture. Attraverso il banchetto si comunica la gioia di un matrimonio o quella di una nascita, si rinforza l’amicizia, si stabiliscono contatti di lavoro ecc… L’odierna liturgia della parola si muove nell’ambito di questo registro simbolico. “Assetati venite all’acqua…mangiate vino e latte…ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti…” (Is 55, 1-3). Le acque diventano così l’emblema della vita, dello Spirito e della libertà donati dal Signore agli esuli che stanno per ritrovare nel tempio ricostruito di Gerusalemme la sorgente d’acqua viva. Il vino e il latte sono due segni della fertilità della terra promessa e quindi della benedizione e della gioia del Signore. Il pane è il sostegno primario e i cibi succulenti evocano il banchetto messianico. Tutte le attese dell’uomo sono saziate dall’amore di Dio nei confronti del suo popolo. Il tema del cibo prosegue nel salmo. Tutte le creature aprono i loro occhi verso Dio, pieni di attesa, di fame, di sete, di desiderio. Una provvidenza paterna e amorosa regge i rapporti tra creature e Creatore. La simbologia del cibo ha però il suo apice nella narrazione della moltiplicazione dei pani (Vangelo) che mette il luce la gratuità del dono che Gesù farà e insieme l’incredulità dei discepoli uomini di poca fede. Il gesto dei pani è descritto tenendo presente la sequenza degli atti della cena pasquale: alzare gli occhi al cielo, pronunziare la benedizione, spezzare e dare i pani. Questa mensa nel deserto diventa l’anticipazione della cena eucaristica e il nuovo nutrimento del popolo di Dio non è solo il pane ma ogni parola che esce dalla bocca di Dio attraverso la parola e l’opera di Cristo. Nella lettera ai Romani della seconda lettura s. Paolo proclama l’assoluta totalità dell’unione tra il fedele e l’amore di Cristo. Anche il male che si oppone all’uomo deve arrestarsi di fronte a questa intimità d’amore tra l’uomo redento e il suo Dio. Solo l’uomo può spezzare con la sua libertà questo legame. Dio lo attenderà sempre perché ritorni a fiorire l’amore. Il dono di Dio è veramente gratuito e noi non dobbiamo sciuparlo. Il suo corpo in cibo è il segno altissimo della sua comunione con noi. Dobbiamo impedire che diventi un atto accolto freddamente, ma anzi, con l’adesione gioiosa del cuore e della coscienza poter comunicare alla tenerezza di Gesù che ci rende poi attenti agli altri. L’attenzione e la delicatezza nascono e si alimentano nell’amore.
