Vedere un gregge di pecore con il suo pastore non è più un fatto consueto come ai tempi di Gesù o come fino al secolo passato. E’ una cosa rara, ormai, e a nessuno piace essere considerato come una pecora.
Ma leggendo il Vangelo noi ci riportiamo ai tempi di Gesù. O meglio, non ai suoi tempi, perché il Vangelo vale per tutti i tempi e per tutti i luoghi. Piuttosto entriamo “nella mente” di Cristo, come dice San Paolo, e nelle profondità del suo linguaggio. Vogliamo ascoltarlo con cuore aperto e disponibile, per capire quanto ci vuol dire. Infatti, leggere il Vangelo è metterci in rapporto e in ascolto di Gesù Cristo Dio. Ed Egli in questo breve brano ci dice:”Io sono il buon pastore”. Vi conosco e vi amo uno ad uno e do la mia vita per ciascuno di voi e per tutti voi, anche per quelli che, con voi, diventeranno un solo gregge con un solo pastore. Questa è la volontà del Padre e Io, il Figlio, la porterò a compimento per opera dello Spirito Santo.
Gesù ci dà il criterio per riconoscere i veri pastori dai mercenari: i primi offrono la loro vita a costo di perderla pur di salvare una sola pecora, i secondi fanno i propri interessi e sono pronti a uccidere anche tutte le pecore, se si oppongono alla loro volontà di dominio.
Un altro criterio è la conoscenza reciproca, l’amore reciproco pieno di stima, di rispetto e di fiducia. Non è un anonimato, non è un qualcosa di virtuale o asettico. E’ una relazione viva e che trasmette vita e non mai morte.
Nessuno come e quanto il Signore Gesù può definirsi davvero il Buon Pastore ed essere in grado di dare la vita e darla in abbondanza, perché piena ed eterna. Questo è il suo desiderio riguardo a ciascuno di noi: darci la Vita, comunicarci la Sua Vita divina, renderci partecipi della Vita Trinitaria.
Nessun altro al mondo può presumere di fare altrettanto. Basta leggere la storia dell’umanità, basta scorrere le cronache di ogni giorno. I dominatori di questo mondo sono in grado più di dare la morte che la vita e se lasciano vivere gli altri, spesso è a caro prezzo. Ma sorvolando questa realtà, rimane il fatto che nessuno può dare la vita eterna. Soltanto Dio può farlo. E Gesù è Dio, la Seconda Persona della Santissima Trinità: Dio Comunione d’Amore.
Allora lasciamoci amare dal nostro Buon Pastore, lasciamo che sia Lui a guidarci ai pascoli della vita eterna, camminiamo con Lui e dietro a Lui con piena fiducia, con grande amore e con profonda gratitudine. Per fare questo è necessario saperlo riconoscere vivo e presente nella nostra vita concreta di ogni giorno e questo si può conseguire con la preghiera, l’affidamento e l’obbedienza della fede.
“Signore, che io veda!”
“Credo Signore! Aumenta e perfeziona la mia fede!”
“Non la mia volontà sia fatta, ma la Tua”. Ora e sempre. Amen.
