Con l’ascensione al cielo Gesù termina il suo itinerario terreno per iniziare la sua condizione gloriosa alla destra del Padre dove il suo sacrificio è accolto, la sua preghiera diviene intercessione universale, la sua presenza è estesa a ogni tempo e il suo potere si diffonde in ogni situazione, in cielo e in terra. In apparenza quello di Gesù è un allontanarsi: i discepoli non lo vedranno più, non proseguirà con loro la sua conversazione sensibile. In realtà l’ascensione lo rende prossimo e interiore ad essi, lo rende più vicino. L’umanità gloriosa del Signore sarà dappertutto e presso ciascuno, in una contemporaneità che supera ogni resistenza. E’ precisamente con questa presenza del Signore e questa speranza che i discepoli compiono la missione e predicano il Vangelo. Essi sono in missione per fedeltà a un mandato: ‘andate e proclamate’. Dall’ascensione parte la missione che diffonde nel mondo il senso della vita di Cristo, la redenzione avvenuta sulla croce, la vita nuova iniziata nella risurrezione. “Il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che l’accompagnavano” (Mc 16, 20). Sempre il Signore opera con la Chiesa, diversamente essa non riuscirebbe in nulla. La Chiesa non ha il potere di salvare, essa è anzitutto salvata e diviene segno e strumento di Colui che è in ogni tempo l’unico Salvatore, che dà forza all’annunzio che apre il cuore dei discepoli all’ascolto e all’accoglienza. E’ Gesù che in noi percorre il mondo intero. La presenza del Signore è visibile nei prodigi che confermano la Parola annunziata: i demòni scacciati, le nuove lingue, l’indennità tra i pericoli, la guarigione dei malati. E’ il mondo della risurrezione, il mondo nuovo che incomincia a rivelarsi nella sconfitta del demonio abbattuto dalla signoria di Dio. L’umanità di Gesù risorta e ascesa al cielo è il vincolo indissolubile tra gli uomini e Dio, è l’evidenza dell’amore divino per l’uomo tanto da averlo sempre accanto a sé in una compiacenza eterna. L’uomo è portato nell’intimità trinitaria. Ognuno di noi oggi riceve la stessa missione degli apostoli: annunciate! Solo questo, annunciare, non organizzare, non occupare dei posti, solo annunciare il Vangelo che è la vita e la persona di Cristo, che è il messaggio più bello che Dio poteva fare all’uomo: Dio ci ama e ci salva. Il Signore ci ama e opera con noi in ogni più piccolo gesto di bontà, quando si offre una parola buona, di conforto, quando ci si avvicina a chi soffre, a chi è malato, a chi ha bisogno di cure, di mani, di cuore, di noi e di Dio. Il Signore ci manda in missione, ci spinge lontano, ci affida il mondo. Ci spinge a pensare in grande, a guardare lontano perché crede in noi, ha fiducia nell’uomo. Il Risorto non trattiene per sé i suoi poteri: quelli che credono possono agire con efficacia nella storia, possono guarire le malattie e lenire le sofferenze, possono parlare le lingue nuove della fraternità e della misericordia, della compassione e della solidarietà. Il Risorto invia i suoi nel mare aperto della storia perché siano per tutti un lievito buono di amore e di speranza, perché siano testimoni del suo sconfinato amore. Non è una missione da poco e proprio per questo Gesù ci dona il suo Spirito che sostiene, consola, incoraggia e riveste di potenza. “Riceverete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samarìa e fino ai confini della terra” (At 1, 8).
Sorelle Clarisse S. Micheletto
