Risuonano nella liturgia di oggi parole di speranza e di gioia: “Coraggio, non temete! ecco il vostro Dio…Egli viene a salvarvi”, il Signore è in mezzo al suo popolo per liberarlo da ogni sorta di infermità, il suo sguardo si posa su chi è piccolo e povero, su quanti vivono nella malattia e nel bisogno, su coloro che hanno il cuore ferito (cfr. 2° Colletta).
La prima Lettura, tratta dal libro del profeta Isaia, è per il popolo di Israele un annuncio di salvezza e di liberazione dalla schiavitù ed anche profezia dei tempi messianici e dei segni che li identificano: i ciechi riacquistano la vista, i sordi l’udito, i muti la parola… il deserto, luogo di desolazione e di aridità, si trasformerà in un giardino con sorgenti d’acqua simbolo della vita e della fecondità, richiamo all’antico Eden nel quale l’uomo camminava a fianco di Dio. I tempi futuri saranno compimento della promessa del Signore, una nuova creazione, l’umanità redenta dalla miseria e da ogni forma di schiavitù vivrà nella gioia piena della comunione con Dio. Al popolo che cammina nella speranza verso la libertà, verso la terra promessa è annunciata la venuta del Signore, la speranza diviene certezza di vita. Alle parole del profeta fa eco il Salmo 145: esso è un inno di lode al Signore, Lui che rimane fedele per sempre ed opera quanto promette, è il Signore della misericordia e della vita che ha pietà di quanti vivono nella miseria, nella sofferenza, e sostiene con il suo amore quanti umilmente si affidano a Lui.
Possiamo leggere il Vangelo confrontandolo con la prima lettura e il Salmo: Marco ci svela il volto di Gesù il Signore, il Messia atteso che viene a ridare la vista ai ciechi, l’udito ai sordi, a sciogliere la lingua dei muti, a compiere ogni promessa di Dio, Colui che fa bene, bella ogni cosa.
Il gesto di Gesù che tocca il malato è illuminato dalla parola aramaica: effatà, apriti, termine e segni ripresi poi nella liturgia battesimale dove gli orecchi vengono aperti all’ascolto, la lingua si scioglie nella lode, ci viene donato lo Spirito Santo e siamo resi partecipi della stessa vita divina, figli nel Figlio diveniamo testimoni del Vangelo, costruttori del Regno. La guarigione del sordomuto è quindi, un segno per noi di quanto accade nella nostra vita attraverso il Battesimo.
L’uomo chiuso da ogni possibilità di relazione a causa della sua malattia riceve la linfa vitale (con la saliva gli toccò la lingua) di Cristo ed entra in un rapporto vitale con Lui, tanto da riconoscere le sue opere e proclamarne le lodi. I gesti di Gesù non sono dei semplici riti, Egli trae in disparte dalla folla il malato, la guarigione non ha solo lo scopo di sanare un’infermità fisica, ma anche e soprattutto è incontro personale con il Dio della vita, Colui che mi ha salvato e che sempre veglia sul mio cammino. L’apertura degli orecchi e della bocca sono anche il segno di un’apertura più profonda, quella del cuore spalancato ad accogliere Gesù il Signore.
L’ambientazione del racconto nella Decapoli, cioè in territorio pagano fa comprendere che la salvezza è destinata a tutti non solo al popolo eletto, ma ad ogni uomo.
Nella seconda lettura ritroviamo il tema dei poveri, coloro che Dio predilige: l’apostolo Giacomo ammonisce la comunità a non fare alcun tipo di discriminazione, proclama l’assoluta uguaglianza dell’umanità dinanzi a Dio ricchi e poveri, anzi lo sguardo del Signore si posa con predilezione verso coloro che non hanno niente, quanti vivono ogni forma di miseria e discriminazione, chi ha maggiormente bisogno di salvezza e umilmente tende la mano.
“Dio ha scelto i poveri agli occhi del mondo , coloro che sono ricchi nella fede ed eredi del Regno”.
La vera ricchezza, ciò che Dio guarda è quella di coloro che vivono con fede nell’ascolto attento alla sua parola e nell’amore. Siamo invitati dall’apostolo a non ricercare la gloria del mondo, ma ciò che è prezioso e vale agli occhi di Dio, ad amare con sincerità e gratuità il nostro prossimo, a divenire ricchi di fede e di amore.
Sorelle Clarisse Monastero San Micheletto
