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II DOMENICA DI AVVENTO ANNO C

Pubblicato su 2 Dicembre 2015 di Sorelle Clarisse

Risuonano nella liturgia di questo giorno le forti parole di Giovanni Battista: “Nel deserto preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri”: esse sono un chiaro invito a preparare il cuore e la vita al Signore che viene. La sua incarnazione non è legata al solo evento storico di oltre duemila anni fa, ma è continua, è un mistero che si rinnova e ci interpella.
Giovanni Battista è una figura di spicco del tempo di Avvento: egli è il precursore, è la voce che grida nel deserto, colui che annuncia la venuta del Cristo. Gran parte del suo insegnamento è teso a riformare i costumi della gente per conformarli alla legge e alla volontà divina, egli è venuto a predicare un battesimo di conversione e di perdono dei peccati, anticipo di quello che sarà il Battesimo cristiano. Il centro del suo annuncio sono le parole che oggi ascoltiamo, ma che cosa significa preparare una via nel deserto? Questa immagine richiama i grandi eventi della storia della salvezza: l’esodo dall’Egitto e il cammino del popolo attraverso il deserto verso la terra promessa; il ritorno dall’esilio di Babilonia e il passaggio del deserto come un nuovo esodo (come annuncia il profeta Baruc nella prima lettura), un tempo fecondo di ritorno a Dio, di intimità con Lui. Attraverso la via del deserto il resto di Israele, cioè la parte del popolo che si è mantenuta fedele alle leggi e alle prescrizioni giudaiche nonostante il lungo esilio, torna alla sua terra: è tempo di gioia, di ricostruzione del tempio, di riscoperta della Torà.
Giovanni Battista, ultimo dei profeti, con la sua vita e la sua predicazione è colui che attende e annuncia una grande gioia: il Signore viene, è questo il tempo nel quale si compiono tutte le promesse di Dio fatte ad Israele. La venuta del Messia ci impegna e ci coinvolge, non solo bisogna attendere, ma anche preparare le strade a Colui che viene. Possiamo capire questa immagine ripensando a come erano le vie nel mondo antico: non ben definite e asfaltate come quelle di oggi, ma appena tracciate di conseguenza facilmente la sabbia o la vegetazione le ricopriva, quando doveva arrivare una persona importante, o passare un corteo, bisognava uscire per definirle di nuovo, pulirle dalla sabbia, togliere la vegetazione che le rendeva impervie, renderle di nuovo visibili e praticabili per quanti dovevano passarvi. Le parole del Battista sono dunque, un’esortazione ad uscire da noi stessi per fare spazio nel nostro cuore, nella nostra vita a Dio: per compiere questo vengono indicate tre operazioni principali. La prima: ogni burrone sarà riempito il Signore verrà a sanare le nostre ferite, colmare i nostri vuoti, ma anche noi dobbiamo accoglierlo nella nostra vita attraverso l’ascolto della sua Parola. La seconda: ogni monte e colle sarà abbassato, Egli verrà ad appianare le nostre “montagne”, le fatiche non ci verranno tolte, ma il Signore stesso viene dare loro un senso, ci chiede di viverle con Lui, abbassando il nostro orgoglio e le nostre pretese, togliendo ciò che ci impedisce di camminare dietro a Cristo. La terza: le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie spianate significa fare spazio nel nostro cuore, allargarlo per accogliere il Signore, il suo punto di vista, il suo modo di agire, togliendo le nostre tortuosità e chiusure. Questo ci porta all’incontro con Dio stesso, a stabilire un rapporto intimo e profondo con Lui che per primo desidera incontrarci e donarci ogni bene.

Sorelle Clarisse Monastero San Micheletto

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