Questa sesta domenica di Pasqua preannuncia il prossimo addio di Gesù. Le sue parole fanno parte dei discorsi di addio e offrono uno sguardo sul futuro per aiutare tutti noi ad affrontare il presente. Sono parole che Gesù ha udito presso il Padre e ha manifestato agli uomini perché, nel mondo, imparino a parlare, agire, pensare secondo il linguaggio di Dio. Gesù sta cercando di rendere i suoi preparati alla sua partenza e capaci di dare testimonianza. Lo fa nel segno di un amore più grande di ogni avversità e della stessa morte; lo fa rendendo il discepolo capace di fortezza e di sicurezza nella fede. “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.” Dio abita la nostra esistenza e con la sua presenza conferisce pienezza ad ogni nostro frammento di vita. Non c’è esperienza di gioia o di dolore, di fallimento o di successo, di condivisione o di isolamento a cui Egli sia estraneo. L’esperienza di Dio cambia di fatto la nostra vita che diventa un luogo di pace pur in mezzo a lotte e contrasti. La vera pace viene da Dio: Gesù la dona, insieme allo Spirito Santo, in questo brano di Vangelo di oggi. “Vi lascio la pace, vi dò la mia pace”. E la pace di Gesù è lo Spirito Santo donato al cuore di ogni uomo. Lo Spirito è la nostra pace, è il nostro avvocato difensore, il consolatore, Colui che ci fa ricordare la parola di Gesù e ci insegna a leggerla e a metterla in pratica. Non c’è angolo della terra in cui non si possa essere raggiunti dal suo soffio di vita. Egli ci ammaestra nel segreto del cuore, ci suggerisce scelte coraggiose, ispirate all’esempio di Gesù, ci sottrae alle seduzioni e agli idoli. Lo Spirito Santo appare il tramite costante che lega Gesù al Padre e Gesù ai discepoli. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio e costituisce l’ineffabile comunione tra il Padre e il Figlio; è presente nella vita del credente in cui prende dimora diventando luce, consolazione e maestro interiore; è presente nella vita della Chiesa nella quale è testimonianza vivente di Gesù, la guida interiore nella scoperta della piena verità e la forza per opporsi al mondo convincendolo di peccato. Lo Spirito Santo è il grande, immenso dono, è l’Amore donato a noi, è il cuore di carne donato all’uomo redento da Cristo perché sia capace di farsi amare da Dio, di amare Dio e di amare i fratelli. Nella prima lettura di questa liturgia lo Spirito Santo lo troviamo nella Chiesa delle origini dove, nelle tensioni e nei contrasti, l’armonia e l’accordo comune ha a che fare con l’azione dello Spirito Santo che parla ai cuori dei credenti e suggerisce la via da percorrere: “E’ parso bene allo Spirito Santo e a noi” (At 15, 28). L’accordo è tra gli uomini ma anche con lo Spirito. La seconda lettura, mostrandoci l’immagine della nuova Gerusalemme, lascia intuire la visione di Dio che può trasformare il mondo. Con questa visione l’evangelista Giovanni vuole parlare della Chiesa nella quale Dio ha scelto di abitare. La caratteristica che attraversa la città santa dall’inizio alla fine è il suo grande splendore. Essa trasmette luce e sicurezza; ha alte mura e solide fondamenta. Non può essere distrutta dai nemici. Sebbene protetta e su solide basi, la città non è inaccessibile; le dodici porte si aprono su ogni angolo della terra e dicono che tutti possono entrare. E’ la città della pace. La pace è il dono che Gesù consegna a noi. E’ il ponte tra la sua morte e la sua risurrezione, la risposta alla violenza e al principe di questo mondo. Sulla via della pace Gesù si congeda dai suoi per poi ritornare a loro.
Sorelle Clarisse S. Micheletto
