La liturgia della Parola di questo giorno ci offre numerosi spunti di riflessione: la signoria di Dio sulla morte, il suo muoversi a compassione di fronte alla sofferenza dei suoi figli, la nostra risposta cioè la nostra conversione che ci porta ad affidarci a Lui.
La prima Lettura, tratta dal primo libro dei Re, ci propone il primo racconto di risurrezione dell’Antico Testamento, un episodio davvero singolare e importante per la progressiva comprensione e crescita nella fede di Israele.
La somiglianza con il brano evangelico spinge a fare un confronto tra i due passi paralleli che mette in luce la figura di Gesù come Signore della vita, perché autore della vita stessa. Infatti, il profeta Elia per ridonare la vita al ragazzo deve rivolgersi all’Unico che può riportare alla vita: “Signore, mio Dio, la vita di questo bambino torni nel suo corpo”. Egli è un profeta, un mediatore, per questo compie gesti simbolici, si distese tre volte sul bambino, e invoca il Signore. Diverso è l’atteggiamento di Gesù che con autorità può dire: “ragazzo, dico a te, alzati!”, in Lui come afferma la folla Dio ha visitato il suo popolo, proprio per questo Gesù è al centro del brano, non per aver compiuto un fatto prodigioso, ma perché è la visita di Dio al suo popolo, ed Egli viene tra noi non in modo distaccato o regale, ma assumendo la nostra umanità, fino a fare sue le nostre povertà e debolezze, passando perfino attraverso il tunnel oscuro della morte per donare a noi la vita.
Di questo brano, riportato solo da san Luca, colpisce la narrazione estremamente essenziale, rapida, non si sofferma su particolari di nessun tipo né storici né descrittivi, sembra che l’evangelista voglia far risaltare il fatto nella sua semplicità e prodigiosità ad un tempo: Gesù è il Messia atteso e compie le parole dei profeti. Un unico particolare messo in evidenza attira la nostra attenzione: “quando fu vicino alla porta della città”, il termine usato per indicare la porta è lo stesso che nell’Antico Testamento indica l’accesso, la porta degli inferi (Sheol), vi è forse un significato simbolico nella collocazione di questo incontro il fanciullo morto si avvia verso lo Sheol, ma il suo percorso verso gli inferi è arrestato da Gesù. La porta di Nain sembra essere un preludio di quanto avverrà con la Risurrezione di Gesù: la pietra rotolata dal sepolcro, le porte degli inferi aperte ad id indicare la vittoria del Cristo sulla morte per sempre.
Alla porta di Nain si incontrano due cortei quello di Gesù, circondato da molta folla, e quello funebre, composto da molta gente, tra cui spicca la figura della madre vedova sofferente per la perdita del figlio e sola. Di fronte a quella scena Gesù interviene mosso a compassione richiamando il ragazzo dal sonno della morte per ridonarlo a sua madre. Il Signore ricco di misericordia ha viscere materne e si commuove dinanzi al dolore dei suoi figli, in questo anno giubilare della misericordia tutti noi siamo invitati a contemplare ed accogliere la misericordia di Dio nella nostra vita e a ridonarla ai nostri fratelli… Misericordiosi come il Padre.
Sorelle Clarisse Monastero San Micheletto
