Risuonano nella liturgia di oggi le parole di Gesù ai suoi discepoli: “ma voi, chi dite che io sia?”, siamo invitati anche noi personalmente a questa domanda: “chi è Gesù per me? Che posto ha nella mia vita? Sono disposto a perdere la vita per Lui?” Le letture di questo giorno ci aiutano a conoscere alcuni tratti del volto di Gesù, il messia sofferente che dovrà patire la croce, una morte cruenta e infame che il suo amore trasforma in sorgente di vita per l’umanità, il patibolo di morte diviene strumento di salvezza, segno di un amore infinito capace di oltrepassare il dolore e la morte. Nella prima lettura il profeta Zaccaria annuncia per Gerusalemme una particolare effusione di grazia e di consolazione: “ riverserò sopra la casa di Davide e sopra gli abitanti di Gerusalemme uno spirito di grazia e di consolazione”, una rigenerazione spirituale per tutto il popolo. “Tutti guarderanno a me, colui che hanno trafitto”: la rilettura cristiana dell’Antico Testamento a partire dall’evangelista Giovanni, ha visto in questo uomo trafitto lo stesso Gesù che dalla croce dona sangue e acqua simboli del Battesimo e dell’Eucarestia, una sorgente di grazia per tutti noi. “Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico”: è il lutto e il pianto di chi vede il Signore crocifisso; lacrime di pentimento di colui che scopre il proprio peccato e volge lo sguardo a Gesù consegnato nelle mani degli uomini e trafitto per i nostri peccati. E’ l’incontro dell’uomo peccatore con la misericordia di Dio che non condanna ma perdona chi torna a Lui. Ci è chiesto il coraggio di alzare lo sguardo, accogliere la grazia che proviene dalla croce, riconoscere il nostro bisogno di salvezza e perdono, convertirci; solo con questa trasformazione del cuore è possibile seguire Gesù, camminare sulla via della vita. L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, ci parla di un’appartenenza a Cristo, un’unione profonda con Lui che ci viene donata con il Battesimo (“quanti battezzati in Cristo … siete uno in Cristo Gesù”)che poi si attua nella vita del cristiano che cerca di vivere come Lui ci ha insegnato. Paolo usa il simbolismo biblico del vestito, vi siete rivestiti di Cristo, che non indica soltanto una qualità esteriore dell’uomo, ma la sua dignità profonda: il battezzato è trasformato nell’immagine stessa di Gesù. E’ questa un’appartenenza radicale ed esigente, perdere per trovare pienezza di vita, divenire eredi di Dio, secondo la promessa. Consapevoli di essere rivestiti di Cristo, come figli nel Figlio, comprendiamo anche la nostra vita come libertà:quella di vivere la nostra esistenza come risposta di amore a Colui che ci ha amati e ha dato la sua vita per noi. Anche il Vangelo ci parla di una sequela radicale: “se qualcuno vuole venire dietro a me rinneghi sé stesso”. Prima ancora di questa chiamata Gesù interroga i suoi, la domanda circa l’identità messianica di Gesù ha costituito un interrogativo pressante che ha accompagnato tutto il suo ministero pubblico, è da notare che questa domanda è collocata in un momento di preghiera. E’ la preghiera che accompagna i momenti più importanti della vita di Gesù: in essa Egli conosce la sua missione, entra in dialogo con il Padre, aderisce alla sua volontà. Così anche per ciascuno di noi: possiamo incontrare e conoscere il Signore, chi siamo noi per Lui, solo in un dialogo personale. Come le folle possiamo vedere il Signore attraverso i suoi prodigi, i segni che Lui ci dona, ma è importante che allo stupore iniziale segua un rapporto profondo con Lui, di ascolto e di amore nella ricerca della sua volontà. Gesù stesso si rivelerà a noi, come ha fatto con i suoi, alla risposta di Pietro segue, infatti la dichiarazione del Cristo: “il Figlio dell’uomo dovrà soffrire molto …” è l’annuncio del cammino di sofferenza e di gloria che vivrà a Gerusalemme, Egli conferma di essere il Messia, come aveva confessato Pietro, ma in modo diverso da quello immaginato e atteso: è il servo di Jhwh che si fa carico di tutto il dolore e il peccato dell’umanità per salvarla. Gesù indica ai suoi la via per seguirlo, modellare la propria vita sulla sua, prendere ogni giorno la propria croce: il quotidiano diviene la misura della nostra adesione a Cristo, del nostro donarci totalmente attraverso i semplici gesti di ogni giorno vissuti con amore. Perdere la vita non comporta solo l’aspetto della rinuncia , ma significa trovare la pienezza: “chi perderà la propria vita per causa mia la salverà”.
Sorelle Clarisse Monastero San Micheletto
