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Vangelo della XIII domenica del tempo ordinario, anno C

Pubblicato su 23 Giugno 2016 di Suore Carmelitane

Il Vangelo di questa domenica racconta di una svolta nella vita di Gesù: dopo aver preso piena consapevolezza della sua missione, grazie alla preghiera e alla risposta dei suoi amici, riportata nella pericope evangelica di domenica scorsa, prende la ferma risoluzione di aderirvi con tutto il cuore, di andare fino in fondo al cammino intrapreso. Anche geograficamente la sua collocazione subisce un drastico mutamento: dopo aver operato in Galilea, si dirige verso Gerusalemme, dove, lo intuisce, porterà a compimento la storia di rifiuto, negazione e violenza da parte di capi e sacerdoti, già annunciata domenica scorsa.

Per questo passo decisivo Gesù ha bisogno di determinazione, di raccogliere tutte le sue forze e dirigerle verso l’unico scopo di compiere la volontà d’amore del Padre per sé e per l’umanità. «Rese dura la sua faccia per andare a Gerusalemme» (Lc 9,51), afferma letteralmente il Vangelo. Gesù è consapevole della sua debolezza, della fatica e della prova, sa che gli occorre molta fermezza per rimanere fedele, per percorrere la strada che lo porterà alla sua realizzazione piena, alla felicità che nessuno potrà togliergli: il dono totale, gratuito della sua vita, espressione dell’amore per il Padre e per gli uomini che lo consuma. Un dono che è sempre perdere, lasciare, essere vinti dall’Altro, perché è amore, mai disgiunto, per definizione, da croce e dolore, gioia e autenticità.

La vita di Gesù e la nostra sono da sempre legatissime e in questo tratto del Vangelo Gesù sembra voler invitare anche noi a far nostra la sua esperienza, a dare il nostro assenso affinché anche per noi la vita diventi piena, dono incondizionato e gratuito, adesione vitale al Vangelo, non solo capito, ma incarnato. Ci sprona delicatamente a seguirlo, a camminare con Lui, indicandoci anche quali potrebbero essere gli ostacoli che attardano le nuove partenze richieste dalla vita e dal Vangelo.

Prendere consapevolezza degli impedimenti interni che ci chiudono e ci paralizzano nella sequela è il primo passo per liberare le energie buone che ogni fragilità contiene, ci rende accoglienti e aperti alla gratuità dell’amore, non confidando solo nelle nostre forze. Assumere, accogliere e integrare i propri limiti è quanto il Vangelo ci chiede per iniziare a seguire Gesù con risolutezza, convinzione amorevole e tenace: esercitare l’astuzia e la prudenza di chi “volendo costruire una torre siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine” o del re che, “partendo in guerra contro un altro re siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila” (Lc 14, 28-31). Porre intelligentemente le fondamenta è operazione ineludibile per il futuro della costruzione.

Accanto a Lui, per capirlo ed entrare in comunione con Lui, occorre essere disposti ad abbandonare le proprie tane, i nidi che, nel tempo, edifichiamo per difenderci dalla vita, dalla durezza del quotidiano, dalle relazioni comunque faticose (Lc 9,58). Gesù ci chiama ad uscire per lasciarci sorprendere dalla vita, a rompere il guscio della nostra sensibilità per esporci al Sole della libertà e del dono.

Fare verità dentro di sé, autentico andare oltre, può significare anche interrompere la catena di abitudini e comportamenti che abbiamo ereditato dalla nostra storia famigliare (Lc 9, 59) e che ora continuano a condizionarci; oppure abbandonare gli attaccamenti alla propria storia personale che ci determina irrigidendoci di fronte alla novità (Lc 9,61).

La liberazione della nostra capacità di seguire, di amare, è dono del Signore e compito di tutta la vita, continuo camminare al di là e dentro noi stessi per scoprire la Sua presenza amorevole che ci precede e ci accompagna verso la beatitudine vera ed eterna.

Carmelitane Scalze di Monte San Quirico

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