La solennità del Corpus Domini fissa la nostra attenzione sul mistero dell’Eucaristia, il corpo e sangue di Cristo donati per la nostra salvezza, presenti nel segno del pane e del vino, simboli della sua presenza tra noi per sempre. Siamo invitati in questo giorno a sostare dinanzi a Gesù, ad adorare il Signore che si dona a noi, a ringraziarlo e a camminare con Lui. La processione che tradizionalmente viene fatta per le nostre strade, è un segno della nostra fede in Gesù: manifestiamo che Cristo risorto cammina in mezzo a noi e ci guida verso il Regno, così come ha guidato il popolo di Israele dalla schiavitù in Egitto verso la terra promessa.
L’Eucaristia è il sacramento del Dio che non ci lascia soli nel cammino, ma si pone al nostro fianco e ci indica la direzione, Lui stesso si è fatto via per noi. Come le folle anche noi ci accostiamo al Signore, ci lasciamo toccare dalla sua Parola, guarire dalla sua presenza, ci nutriamo di Lui pane vivo disceso dal cielo.
Nella prima Lettura ci viene profeticamente anticipata la promessa di un nutrimento che ci sostiene nel cammino della vita. Nel testo, tratto dal libro del Deuteronomio, Mosè fa ricordare ad Israele l’opera del Signore: la liberazione dall’Egitto, il passaggio attraverso le acque del mar Rosso e il cammino nel deserto, due momenti in cui il popolo ha fatto esperienza autentica del Signore, del suo amore che libera e conduce i suoi figli.
Il brano si apre con il ricordo del deserto: 40 anni di cammino in cui Israele ha vissuto un tempo di prova, ma anche di incontro e di rivelazione di Dio; un tempo in cui si è costituito come popolo e ha stabilito un patto di alleanza con il Signore. In questo cammino il nutrimento viene dalla relazione con Dio, il popolo provato dall’asperità del deserto impara a riconoscere nel Signore l’unica fonte di vita, comprende che l’uomo non vive soltanto di pane, ma di quanto esce dalla bocca del Signore. E’ la sua Parola che sostiene la nostra vita e la conduce verso il bene. Il nutrimento del cammino diviene per noi Cristo stesso che si fa nostro cibo nel mistero dell’Eucarestia: nel suo farsi cibo per noi ogni giorno, il Signore continua a donarsi per la nostra salvezza e a sostenerci, ci libera dalla schiavitù del peccato insegnandoci a farci noi stessi dono per la vita di altri.
Nel Vangelo è Gesù stesso che si proclama pane vivo disceso dal cielo. Questo brano è la seconda parte del discorso pronunciato da Gesù nella sinagoga di Cafarnao ed è composto da un versetto introduttivo sul pane vivo che dona la vita eterna, una disputa con i giudei e la risposta del Signore nella quale Egli stesso rivela la sua identità e quali sono gli effetti nella vita di colui che crede e si affida al Signore, di chi mangia di Lui: chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui … vivrà per me … vivrà in eterno. In questo tre affermazioni di Gesù vi è una progressiva rivelazione di ciò che compie l’Eucarestia nella nostra vita: attraverso di essa si instaura una relazione di reciprocità con il Cristo, ogni distanza viene annullata al punto che Egli stesso prende dimora in noi, con il pane eucaristico si entra nella piena comunione con Dio, nella sua stessa vita, ci viene donata già da ora la vita eterna. Siamo invitati a cibarci di Cristo, a lasciarlo vivere in noi, ad amarlo e a testimoniarlo con la nostra vita.
Sorelle Clarisse Monastero San Micheletto
