La trasfigurazione, ovvero la manifestazione del mistero che si nasconde nell’uomo Gesù di Nazaret, avviene a metà strada dall’itinerario che sta portando Gesù a Gerusalemme e sei giorni dopo che Gesù ha annunciato la sua passione. Essa è, quindi, anticipazione della rivelazione definitiva della Risurrezione. Non per nulla gli Orientali chiamano questa festa “la Pasqua dell’estate”. La Trasfigurazione rivela a noi Gesù come il “Figlio dell’uomo” del profeta Daniele: egli è con Dio sulle nubi del cielo nella pienezza della gloria; attraverso la redenzione egli ha potere, gloria e regno, tutti i popoli e le nazioni lo servono, il suo è un potere eterno che non tramonta mai. Il Vangelo racconta che i discepoli sono condotti in disparte su un alto monte e in quel luogo si trasfigura davanti a loro. Gesù non si trasfigura in mezzo al chiasso e alla folla, ma solo davanti ad alcuni, a quelli che hanno lasciato in basso parenti, amici, lavoro e hanno accettato il suo invito a ritirarsi con lui. Ad un certo punto il suo volto brilla come il sole e le sue vesti divengono candide come la luce. Dal testo comprendiamo che la luce non investe Gesù dal di fuori, ma proviene dal suo interno. Il suo volto non è semplicemente illuminato, ma brilla come anche le sue vesti. Gesù brilla di luce propria, non riflessa: sul suo volto non rifulge solo la gloria di Dio, ma anche la propria gloria. Gesù sul Tabor non è tanto un maestro che impartisce insegnamenti o fornisce prove della sua divinità ai discepoli, quanto piuttosto il Figlio che ammette i suoi amici a un momento di intimità tra lui e il Padre perché siano testimoni e partecipi della sua gloria. La Trasfigurazione è un mistero di felicità divina. Tutto il torrente di gioia che scorre tra il Padre e il Figlio, che è poi lo stesso Spirito Santo, in quell’occasione ‘traboccò’ dal vaso dell’umanità di Cristo.
Possiamo anche dire che la Trasfigurazione è un effetto diretto della preghiera di Gesù. Infatti l’evangelista Luca si preoccupa di dire che “Gesù salì sul monte a pregare” e fu mentre pregava che il suo volto cambiò d’aspetto. Nella Trasfigurazione avviene come nel Battesimo al Giordano. Anche lì fu la preghiera di Gesù che squarciò i cieli e fece discendere lo Spirito Santo: “Mentre Gesù, ricevuto anche lui il Battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì…” (Lc 3, 21). Il fatto che Gesù si trasfigura mentre prega è la chiave per capire tutto l’avvenimento ed è anche quello che di colpo riporta la Trasfigurazione vicinissima a noi, come mistero non solo da contemplare, ma anche da imitare. Se lo scopo della contemplazione di Gesù è di trasformarci in colui che contempliamo, se anche noi siamo chiamati a trasfigurarci, allora la preghiera è la via privilegiata per farlo. In tutto il Vangelo non c’è una scena che esercita un fascino maggiore di quella di Gesù che, sul far della sera, o di notte, o all’alba quando è ancora buio, sulla montagna o in riva al lago, prega il Padre. I Vangeli non dicono nulla del contenuto di quelle lunghe notti o ore di preghiera di Gesù. Tuttavia possiamo intuire che un vortice si stabiliva tra il punto della terra dove il Figlio di Dio pregava e il cielo. Tutto l’amore e la vita trinitaria passava dentro quel vortice coinvolgendo anche noi: “Io pregherò per voi” dice Gesù agli apostoli; “Io ho pregato per te” dice a Pietro; “Io prego anche per quelli che sulla loro parola crederanno”, cioè per noi discepoli di oggi. Nel segno della nube che appare sul monte si fa presente lo Spirito Santo e nel segno della voce che si ode si fa presente il Padre che dice: “Questi è il mio figlio prediletto, ascoltatelo!”. Ascoltatelo, perché è Gesù l’espressione definitiva e completa della volontà del Padre. Gesù appare ben più che il nuovo Mosè, egli è anche la nuova legge ed è la piena auto rivelazione di Dio agli uomini.
Gesù ci invita poi a ridiscendere dal monte, ci invita a seguirlo verso Gerusalemme, cioè nelle prove della vita quotidiana. I tre apostoli che Gesù portò con sé sul monte Tabor furono gli stessi che portò con sé nel giardino degli Ulivi… Forse tutto l’episodio della Trasfigurazione, nell’intento di Gesù, mirava a questo; a rendere i discepoli preparati e forti nella prova che l’attendeva di lì a poco. Così anche per noi. Scendendo dal nostro Tabor Gesù ci rende forti per riprendere il lavoro e la croce quotidiana e forse anche il nostro volto, senza che ce ne accorgiamo, trasmette un po’ della pace e della serenità che abbiamo contemplato sul monte santo.
Sorelle Clarisse S. Micheletto
